Feb 12, 2012 - racconti    No Comments

LA GIOSTRA

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Quella mattina di Gennaio faceva freddo, molto freddo. Anna, avvolta nel cappotto verde bottiglia, camminava veloce. Guardava avanti, il naso dritto e fermo tagliava l’aria gelida. Era molto presto e la via deserta dormiva, solo uno spazzino graffiava la strada lento e stanco. Tutto era fermo. Anna guardò il negozio di libri antichi e si fermò. Qualcosa di quella vetrina la colpì. Eccola, era là sopra un ripiano di libri, accanto al mappamondo, una piccola giostra di legno decorata a mano. Tutti i cavallini erano bianchi, fieri e teneramente finti. Anna si avvicinò, il fiato appannava il vetro, con il guanto pulì quel punto e si mise a scrutare quell’oggetto così bello ed attraente. Un’emozione dolce ed intensa le rapì il cuore e le colorì il viso, non ci poteva credere, stava guardando la giostra con gli stessi occhi di allora. Si, quando era bambina e la domenica andava alla fiera del paese con il vestito nuovo, il gelato in mano e nell’altra quella di suo padre. Anna fissando il giocattolo si rivedeva là sorridente, con i capelli al vento e la mano tesa a salutare.  Era così bello, tutto girava, le immagini scorrevano veloci, gioia e paura ballavano dentro al suo cuore. Si divertiva, era libera di urlare, di sgambettare, di volare in alto nel cielo azzurro… Guardava le persone a terra e felice ritrovava suo padre con il vestito chiaro e la sigaretta in bocca, la guardava e rideva. Dio, che bel suono la sua risata, forte e tenera, si confondeva con il trillo dei campanelli appesi ai cavalli. I tanti rumori si mescolavano tra loro, la confusione incombeva e tutto fluttuava armonioso. Perché non è più così ora? L’ampia fronte di Anna si corrugò, le labbra semiaperte si chiusero rigidamente mentre la campana della chiesa suonava la mezza. Quei rintocchi rimbombavano, si tappò le orecchie per non sentirli, il tempo la stava chiamando: ” Anna, Anna sbrigati è tardi, su corri, corri…”Agile come una gazzella si voltò di scatto e cominciò a correre verso la piazza; vedeva la corriera in lontananza, stava per partire. Con il cuore in gola ed il fiato tra i denti si sbracciava per farsi notare dall’autista. Ad un tratto si fermò, si voltò indietro e poi di nuovo verso la piazza. Era in piedi, pallida ed attonita, perché esitava? Che cosa stava succedendo? Doveva prendere quel maledetto autobus! Perché tentennava? Erano forse i campanelli della giostra a distarla? Sì, erano loro, quel suono tanto festoso, amato e dimenticato in un angolo remoto del cuore, soffocato dal tran tran della vita. Anna voleva sentirlo di nuovo, sì, certo era sicura, le sue emozioni non erano spente, erano vive, solo un po’ impolverate ma pronte a fremere di nuovo. Di corsa saltò sull’autobus e si sedette soddisfatta e palpitante.

Scese all’ultima fermata, non in città ma in paese. Raggiunse il parco. La sua giostra era là, un po’ scalcinata ed arrugginita, ma bella ed imponente come allora.

Anna si avvicinò e spinta da una forza magnetica salì sulla pedana e si sedette sul suo cavallo preferito: Brunello. 

LA GIOSTRAultima modifica: 2012-02-12T18:28:00+00:00da cigno39
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