Feb 8, 2012 - POESIA    No Comments

TORMENTO ED ESTASI

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Chi sei tu che arrivi dal mare?

Qual’è il tuo nome ?

Cammini sicuro tra la sabbia,

spargi ovunque la tua sicurezza.

Sono forse i tuoi occhi, grandi laghi

Azzurri e gelidi ?

E’ forse il tuo naso importante, ,la tua fronte alta

E spaziosa ? O la tua bocca di carne e sangue ?

E’ il tuo sorriso bianco e beffardo che ti rendono

Padrone del mondo e di me ?

 

Sei roccia contro la quale io non posso nulla.

Ah, fossi io vento per spazzarti via, acqua per travolgerti,

sole per bruciarti o ghiaccio per spezzarti !

Non sono strega, nessun odio alberga il mio cuore,

nessuna cattiveria rinforza le mie membra.

Fossi guerriero ti ucciderei con una lancia, fossi leone

Ti azzannerei la gola, fossi iena attenderei impaziente la tua morte.

 

Io, fragile creatura, affamata del tuo amore, non posso nulla.

Non voglio potere nulla.

Io voglio  solo te ed il desiderio di te.

Sono un ‘albero senza foglie, un torrente senz’acqua, un deserto

Senza oasi. Vago nella notte stellata, risalgo colline deserte, verdi e

Fresche. La luna mi guarda, è pallida come il mio viso, è triste come il mio sguardo. Il mio amore è respinto. Chiudi gli occhi ora, dormi e riposa, lui verrà.

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Feb 8, 2012 - racconti    No Comments

I PATTINI D’ARGENTO

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La pista è vuota, la lastra di ghiaccio brilla al sole, nessun segno è visibile,

pare ancora intatta. Il silenzio, in quel primo pomeriggio di Marzo, è

interrotto ogni tanto dalla lieve brezza primaverile che scompiglia le fragili foglie novelle. Marika, seduta sulla panca, si allaccia con cura i pattini nuovi. Con la testa china ed i capelli sul viso controlla la chiusura dei lacci ed arrotola le calzette rosse sulle caviglie. Si alza e barcollando raggiunge la pista, si ferma e guarda un istante quel grande lago ghiacciato e poi si lancia frenetica in una lunga corsa. Le lame dei pattini tagliano violentemente il ghiaccio ed il rumore echeggia nell’aria. Marika volteggia sicura, muove il suo corpo rigido con perfezione, mentre il sole tiepido la scalda lievemente. Che bello! Ora è felice, niente la può fermare, si lascia trasportare da quella sensazione unica ed irripetibile. Nessuno la guarda, nessuno le parla e le dice ciò che deve fare. No, è lei la padrona di se stessa, può fare ciò che vuole ed i pattini eseguono i suoi ordini diligentemente. I salti e le piroette non la trovano mai impreparata, Marika atterra con grazia e disinvoltura. A volte si abbandona a morbidi movimenti e lascia che siano i pattini a guidarla verso nuove geometrie. Il fiato reclama e la gola è secca, è tempo di fermarsi. Marika si appoggia alla ringhiera e respira profondamente, gli occhi sono chiusi e tutto si muove attorno, gli alberi, le montagne ed il sole. Il cuore batte forte e la stanchezza si fa sentire, ma non è ancora ora di smettere. Eccola è di nuovo là in pista, grintosa e felice. Quei brevi momenti sono così intensi ed importanti per lei, per i suoi pensieri, per il suo corpo, la fantasia è libera di correre, urlare, piangere e ridere; niente domande, niente risposte, solo lei e Marika. Rumori di passi lontani interrompono il suo dolce vagare una voce famigliare la chiama: “ Marika! Marika, cosa fai qui? E’ freddo, è ora di andare “. “ Sì, Marco, andiamo, è tardi, accompagnami a casa “. Un ultimo sguardo alla pista vuota e mentre il sole scompare tra le montagne, il cigolio della sedia a rotelle invade quell’incanto.

 

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Feb 8, 2012 - POESIA    No Comments

OCCHI

I tuoi occhi su di me,

i miei occhi su di te.

Le tue labbra sulle mie,

le mie labbra sulle tue.

Le tue mani su di me,

le mie mani su di te.

 

Le tue braccia stringono

la mia schiena,

le mie braccia stringono

la tua schiena.

 

Una porta sbatte,

un rumore sordo ci

allontana di scatto,

l’ombra del tormento

è lì ferma, immobile.

 

Tutto termina, è la

fine di noi.

 

Feb 5, 2012 - racconti    2 Comments

LA ROSA ROSSA

 

ROSA ROSSA.jpgIn cucina, tra il rumore dei piatti  e la voce assordante della televisione, Angela si asciuga una lacrima. La testa china sul lavello e lo sguardo fisso sulla schiuma biancastra del detersivo, la rendono ancora più piccola. Suo marito fuma una sigaretta e segue senza espressione il telegiornale, sorseggia il caffè senza fiatare e poi, terminato, si alza con una smorfia. In piedi in mezzo alla stanza si stiracchia e per un istante guarda sua moglie: i capelli sono raccolti ma qualche ciuffo spettinato scende sul collo, il largo vestito un po’ sgualcito nasconde le sue forme. Un tempo erano belle, ora, chi lo sa… Le calze pesanti, chiuse in pantofole grigie rendono goffe le sue caviglie. Angela sente lo sguardo insistente dietro di sé, non osa voltarsi, gli occhi gonfi ed arrossati lo irriterebbero. Enzo tende una mano per accarezzarla e come al solito s’infila la giacca ed esce da casa lasciandosi dietro il suo misero “ ciao “. La porta si chiude, i passi di Enzo risuonano giù per le scale. Finalmente Angela è sola e lascia libero sfogo alla sua tristezza, un pianto dimesso ed ormai consumato sfiorisce il bel viso della signora Mainardi. Appena sposata era orgogliosa di quel nome: Angela Mainardi, ogni volta che lo pronunciava si sentiva davvero soddisfatta. Ora quel nome è così abituale, così scontato che quasi fa fatica a pronunciarlo. Si asciuga le mani con uno strofinaccio e si sofferma a guardare la fede nuziale, anche lei era diventata parte integrante della sua vita, del suo corpo, come qualcosa che era sempre esistito. Si toglie l’anello e lo guarda. Era tanto che non lo fissava così, che non lo puliva con quella smania infantile di trattarlo bene, di non rovinarlo, di farlo sempre brillare e splendere come l’amore che li univa. Quella parola, che significato poteva avere ora, amore? Sospirando si dirige in camera, apre il cassetto dell’armadio e tira fuori due o tre album di fotografie. Li sfoglia tutti, sorride e si sofferma sul bel primo piano di Enzo. Prova una certa emozione, la stessa che la fece sussultare la prima volta che lo conobbe. Tante cose sono cambiate, quanto tempo è trascorso senza lasciare un segno, un cambiamento, l’abitudine aveva sepolto i loro stimoli più vivaci, il lavoro, lo stress avevano permesso alla stanchezza e alla noia di soffocarli, di allontanarli sempre più. Ma quella grande emozione vive ancora, palpita debole nel suo cuore, non aspetta altro che di essere ascoltata ancora, di essere cercata e coccolata di nuovo, come un tempo. Enzo è fermo al semaforo ed aspetta, ormai senza più sbuffare il verde. L’ansia di arrivare a casa ha lasciato il posto alla fatica di ritornare e alla stanchezza della solita cena. Fermi sul marciapiede due giovani si abbracciano e si guardano intensamente, il ragazzo accarezza dolcemente il viso infreddolito della sua ragazza. Anche Enzo lo faceva spesso, Angela aveva sempre le guance irritate dal freddo e lui si preoccupava sempre… Era tanto che non provava quel senso di protezione e quel piacere di sentire la sua pelle fresca. Un brivido di attrazione gli illumina il viso, Angela è a casa che lo aspetta, deve far presto. Corre su per le scale, cerca ansioso le chiavi ed apre la porta, un caldo profumo invade il corridoio, entra in cucina e sua moglie è lì, in piedi davanti ai fornelli, un vestito nero attillato avvolge i suoi fianchi ed una leggera scollatura incornicia la schiena nervosa. Angela si volta e trova Enzo in piedi, un po’ spettinato con in mano una rosa rossa.

 

Feb 5, 2012 - POESIA    No Comments

GIOIA INFINITA

 

Sorrido, rido di me e del verde

Attorno a me.

Gli occhi luccicano, la voce  canta,

le guance si colorano.prato fiorito.jpg

 

Il cuore sussulta,

la bocca inaridisce e le mani scivolano.

Le gambe tremano, cerco i tuoi occhi,

le tue mani, le tue braccia.

Frugo tra l’azzurro dell’iride e il grigio

Della pupilla, attendo un tuo cenno.

Eccolo, il tuo bel sorriso, aperto e

Affascinante.

 

Sono felice, nulla mi appaga quanto

La tua voce, le tue parole intelligenti,

i tuoi toni bassi ed insinuanti.

 

Vado veloce, corro in un prato fiorito,

in un bosco incantato, in un cielo

infinito. Raccolgo conchiglie, intreccio

collane, dipingo meraviglie.

 

Non fermate l’impeto, non spegnete l’ardore,

non sciogliete l’incanto. Fermatevi, sedetevi,

Sss, ascoltate ! L’amore è qui, per me, per

Voi !

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