Feb 16, 2012 - racconti    No Comments

ALFREDO

 

 

“ Alfredo, cosa stai facendo ? ”  Niente, mamma. “ Non è vero, ho visto benissimo, stavi sbirciando dalla finestra, come al solito, eh? “ Ti ho detto mille volte di non guardare fuori, è pericoloso… Tutti quei ragazzacci che si drogano, il marciume è in agguato e tu, il mio dolce bambino non può essere toccato. “ “ Sì mamma, non lo farò più. “ “ Su da bravo, ora vieni a tavola, è pronta la cena. Lavati le mani! “ “ Sì mamma. “ Alfredo rimane lì in piedi in mezzo alla stanza, con i pantaloni blu, la camicia bianca e le bretelle rosse. Alfredo ha 30 anni, il suo aspetto è normale, il comportamento un po’ meno. Lo sguardo è triste, come gli oggetti che lo circondano: un letto, un armadio, un tavolo ed una finestra, sua unica interlocutrice fra lui ed il mondo. “ Alfredooo! “ Quella voce così stridula ed ormai così abituale, gli ricorda il momento atroce e ripetitivo della cena. La preghiera del Ringraziamento prima e la lettura del salmo, poi. “ Mamma è buona e brava e si prende cura di me “ pensa tra sé. “ Perché non mi lascia mai uscire da solo, devo sempre andare con lei a fare la spesa, non mi porta mai al cinema, dice che non è istruttivo e sono tutte cose false e brutte. Io non ci credo, ci sono tante belle ragazze sui cartelloni. Alfredo al solo pensiero arrossisce. Di solito trascorre ore ed ore a fantasticare, a giocare con i pensieri e le immagini che lo vedono protagonista di mille avventure. I giorni passano lunghi, interminabili e tremendamente uguali. Un pomeriggio come tanti altri, Alfredo osserva un pettirosso sul davanzale della sua finestra. Con il viso tra le mani e lo sguardo trasognato si perde tra i meandri tortuosi della sua mente. Ad un tratto un rumore sordo lo fa trasalire, si sporge subito dal davanzale per vedere meglio cosa sta succedendo. Agli occhi di qualsiasi altra persona, la scena che si presenta è del tutto normale, ma agli occhi d’Alfredo è davvero speciale. Una macchina parcheggiata, una cassa rovesciata sul marciapiede ed in piedi, una ragazza. I capelli neri, leggermente ondulati, raccolti con un nastro rosso, la figura snella ed aggraziata riempiono il cuore di Alfredo. Una strana agitazione sorprende il nostro dolce amico mentre guarda quella bellissima creatura…E’ lei la donna dei suoi sogni. E’ così contento, comincia a saltare sul letto. Sua madre entra nella stanza di corsa “ Alfredo, sei impazzito, che cosa stai facendo?  “ No, non sono impazzito, sono solo contento, è arrivata una nuova vicina , dovremo darle il benvenuto, come abbiamo fatto con il Signor Benetti . Guarda, è davvero carina.”  La signora si affaccia alla finestra e vede la bella giovane entrare nel villino. Una forte rabbia s’impossessa della sua mente. “ Non inviteremo proprio nessuno a casa nostra, tanto meno quella lì. Non azzardarti più a guardare fuori, quella donna sarà senz’altro una poco di buono, non vedi com’è vestita. Non devi assolutamente parlare con lei. Hai capito? “ Alfredo asserisce con la testa e gli occhi bassi pieni d’ira. “ “ Me lo devi dire ad alta voce, avanti !” “ Sì, mamma “ Risponde Alfredo con le lacrime agli occhi. “ Oh, il mio povero bambino, non piangere, io ti voglio tanto bene e cerco solo di proteggerti. Sai, il male si nasconde in ogni cosa, anche in quelle belle, per ingannarci ed intrappolarci nella sua rete. Noi dobbiamo difenderci, cerca di fare come dico, ti prego.”

Alfredo la guarda triste e si allontana sconsolato. Si chiude nella sua stanza, corre subito alla finestra e scruta tra le tende la bella arrivata. Ogni giorno segue i movimenti con interesse e bramosia. Tutte le notti l’ immagine di lei tormenta i suoi sensi ed i sogni.

Di giorno Alfredo è spesso irrequieto, alza la voce e risponde male a sua madre. Una donna vedova e bigotta che ha cresciuto il figlio da sola, rendendolo timido e schivo, allontanandolo dagli altri bambini e chiudendolo in casa. Lui, il suo bimbo caro che doveva salvare dal mondo “ sporco “ e maledetto. Lui non era come quegli uomini che l’avevano maltrattata ed abbandonata, lui era casto e puro, le era sempre accanto e si occupava di lei . Tra i due si era instaurato un rapporto unico ed intoccabile. Le attenzioni della madre erano molto intense, spesso ossessive, non si accorgeva che Alfredo era cresciuto ed ormai il suo legame di figlio si stava trasformando. Cominciava a farsi uomo ed avere sentimenti e sensazioni differenti da quelli di un’infante. Non poteva sopportare l’idea che Alfredo guardava le ragazze per strada   con gli occhi sbarrati ed il viso arrossito. Alfredo le apparteneva, era il suo bambino ed il suo uomo. Il ruolo di madre e moglie si alternano continuamente creando stati di confusione in Alfredo che, ignaro di qualsiasi cosa, subisce senza comprensione il comportamento della  madre. Dal canto suo l’affetto era immenso ed il pensiero di non averla lo impauriva; in fondo era l’unica persona vicina e l’unico oggetto cui esprimere i propri sentimenti. Lui le voleva bene, lei lo amava. Ultimamente, però, le sue attenzioni si rivolgono soprattutto alla dolce Marta, eh sì, le piace proprio la vicina. Ogni giorno l’aspetta in giardino per salutarla e lei è sempre così gentile e sorridente. Una domenica mattina, armato di coraggio si presenta davanti alla porta di Marta con un mazzo di fiori. Rosso in viso e balbettante entra nel villino. Con imbarazzo, entrambe bevono il caffè e chiacchierano. E’ una bella giornata di primavera e le finestre sono aperte per far entrare i primi raggi tiepidi della stagione.  Un’aria fresca e profumata rende l’atmosfera quasi da sogno. Nella casa di fronte mamma Angela sta rassettando e solo per caso vede la scena romantica. Un improvviso calore la coglie.

“ No, non è possibile, Alfredo è mio e quella “ sgualdrina “ non può portarmelo via, non può! “

La rabbia circola nel sangue come fuoco nella paglia, i nervi sono tesi come corde d’archi pronti a colpire. “ Devo fare qualcosa, devo mettere fine a questa dannazione… “

Angela, come guidata da una forza oscura, si precipita in cucina, impugna il coltello sul tavolo, esce da casa e con furia irrompe nel villino. Alfredo e Marta sono in soggiorno seduti sul divano uno accanto all’altro, immobili. “ Figlio mio, come puoi tradire così la tua mamma, perché? “

Dicendo quelle parole si avvicina lentamente verso Marta e la fissa con odio. Alfredo non sa che fare, guarda la madre, attonito, poi si volta verso il tavolino, vede il grosso posacenere, lo afferra e come guidato da uno spirito, lo scaglia contro la donna inviperita.

La povera disperata è subito ricoverata in ospedale e dopo le dovute attenzioni, viene trasferita in una casa di cura.

Le uniche parole che continuava a mormorare sulla barella erano: “ Alfredo, non ti lascerò mai, tu sei mio, per sempre .” Marta si occupò di lui, aiutandolo a ritrovare nella sua mente quei

momenti di vita sottratogli dal troppo amore materno.

ALFREDOultima modifica: 2012-02-16T12:48:00+00:00da cigno39
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