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Dic 19, 2017 - libero scrivere    No Comments

PORTA SOCCHIUSA

PORTA

Esistono parole che indicano incertezza,

esattamente come una porta socchiusa.

Non é aperta, non é chiusa.

Non invita ad entrare, non invita a rimanere fuori.

Lasciano intravedere uno spiraglio,

la luce,

l’oscurità,

una risposta,

un sì

o

un no.

Inducono all’illusione.

Chi si trova difronte percepisce

il dubbio e l’insicurezza di chi ha lasciato

la porta socchiusa.

Il non coraggio di chiuderla.

Il non coraggio di aprirla.

Forse.

Intanto.

Non lo so.

Dic 3, 2017 - libero scrivere    No Comments

CREPUSCOLO MATTINALE

Questa mattina mi ha colto il crepuscolo mattinale.

Esiste eh?

Non è una brutta parola…mi sono documentata.

Il momento  preciso in cui la notte dice “ciao” al giorno e vice versa.

Diciamo…un “cambio della guardia” a tutti gli effetti.

L’immagine, limpida, chiara, netta,

un dipinto appeso al muro del cielo

di Dicembre alle h. 06.45 circa.

Sirio se ne stava là, tra la seta blu  della notte  

e l’ovatta rosa del giorno

Luccicava come  diamante sul velluto,

tracciava la linea della fine e dell’inizio,

della tenebra e della luce,

del sonno e della veglia,

del latte e del caffé .

 

Bellissimo cominciare la giornata così.

Il sorriso permane dentro,

la serenità illumina il volto,

gli occhi brillano.

Dicembre é qui

 

 

Nov 22, 2017 - libero scrivere    No Comments

NATURA

 ” Come può un vulcano essere vulcano

senza la sua lava incandescente?

Come può il mare essere il mare

senza la corrente che crea le sue onde?

Come può il fiume essere il fiume

senza il flusso delle sue acque?

Come può un piccolo torrente scendere a valle

senza la forza di gravità ?

Come può la neve formarsi senza la forza del cielo?

Questa é la natura.

Queste sono le forze

che rendono gli umani tali.”

® FB – 22 Novembre 2017

Set 28, 2017 - libero scrivere    No Comments

” Lettera ad una figlia in crescita “

SCOGLIO

“Lettera ad una figlia in crescita”

 

 

Tesoro bello, un altro  giro di boa nel mare infinito della tua vita, un altro scalino da fare di corsa e con il fiatone di gioia come quando correvi ai giardini, un nuovo ed importante canestro da battere con concentrazione e determinazione a tu per tu  con la sfida di una imminente partita, una meta sofferta, sudata, studiata ed ottenuta con le tue forze e le tue capacità: l’Università, la via che ti aiuterà a raggiungere i tuoi obbiettivi e di tuoi sogni. Il trampolino di lancio verso il futuro ti porterà a conoscere una città nuova, viva e vegeta come Bologna, verso costruttive amicizie, la condivisione, l’apprendimento, lo studio e le soddisfazioni personali. Ti guardo sorridere alle nuove coinquiline, i tuoi occhi di lago brillano del tuo sole interiore, che spesso nascondi dietro nubi protettive ma che luccica dentro di te, ti aiuto a preparare il letto e non mi sembra vero, non siamo al mare in vacanza, siamo nella tua nuova camera, nel tuo appartamento. Sei serena e soddisfatta, mentre io sono in confusione, prepari l t ue cose e io ti guardo, sei  sicura e concentrata come nulla fosse, io me ne sto lì a seguire i battiti del mio cuore senza contarli. Ti bacio sulla guancia e ti sorrido, sono fiera di te e della donna che stai diventando. Un ultimo saluto, chiudiamo la porta, scendo le scale quasi di corsa perché non voglio farmi vedere mentre piango, mentre lacrime di gioia mista a sofferenza scendono spontanee.

Bonne chance, Aurora..

Set 10, 2017 - libero scrivere    No Comments

MANTOVA FESTIVALETTERATURA 2017 – TRIESTE – LA CITTA’ INTERIORE

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EVENTO N° 210

” SE SON ITALIAN, PERCHE’ ME CIAMO COVACICH? “

Mauro Covacich e il suo Premio Campiello:

” La città interiore”

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“La città più meridionale dell’Europa del Nord ”  per raccontare la propria vicenda personale

ed accompagnarci lungo le strade di questa splendida città con l’inconfondibile ironia Triestina, diretta, efficace e senza fronzoli.

Dopo tutto, i triestini devono coniugare tre lingue, tedesco, triestino e slavo e nei secoli hanno trovato un parlato essenziale che spesso ti spiazza.

Il bambino é diretto al Borgo Teresiano, vicino alla chiesa con la cupola blu, vicino al Canale, vicino alle bancarelle di Ponterosso.

Sa dov’é. A sette anni si muove in città come un migratore lungo le rotte celesti. Non conosce i nomi delle vie, segue riferimenti emotivi, talvolta

geometrici, i c olori delle insegne, le fughe di luce verso la marina, i volumi dei pieni e dei vuoti tra i palazzi, le chiome degli alberi. Ha una bussola

interna, l’infallibile magnetismo di un uccellino cresciuto per strada.”

” Ah ecco. E’ una giornata importante, papà risponde senza reticenze, le piastrelline del mondo si sistemano una ad una nel mio planisfero mentale. Zona A e Zona B, buoni e cattivi, palestinesi e israeliani, indiani e cow boy, noi e i titini.

Sì ma chi xe i titini?

 I jugoslavi, i abitanti dela Jugoslavia.

E noi papà, chi semo?

Ah-ah-ah, i italiani, chi semo se no, tandùl “

” I miei pensieri andrebbero espressi tutti in dialetto, evito di farlo solo per non appesantire il testo più del necessario, ma i triestini pensano così, e sarà solo al terzo anno di permanenza fuori città che una mattina, da giovane insegnante di liceo di Pordenone, mi alzerò dal letto sconvolto per aver sognato in italiano. “

Grazie Mauro, mi hai riportato un pò a sentirmi come te…

Chi vive in una città di confine e si abitua a vivere in due modi diversi

e chi vive in una città ed é nata in un’altra e porta dentro di se due modi di essere differenti

ma sempre uno.

Il cielo grigio di oggi mi ricorda le giornate invernali in riva al mare, con il vento tra i capelli

ma, al posto delle onde trovo magnifici monumenti, e le fronde agitate degli alberi secolari.

Entrambi mi donano gioia.

Che sia finalmente armonia interiore?

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